Storie di Adozioni a Distanza

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Adozione a distanza

Se vuoi condividere la tua esperienza, descrivere le tue emozioni, il viaggio in cui hai conosciuto i bambini e far conoscere il percorso che ti ha fatto avvicinare all’adozione a distanza, scrivi a web@sositalia.it e vedrai la tua storia pubblicata qui.

Se hai altre domande o curiosità sull’adozione a distanza, puoi ricevere maggiori informazioni!

Esperienza di Tiziana, un’educatrice di SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

Lavoro come educatrice al Villaggio SOS di Saronno da ormai 10 anni e, cogliendo  l’occasione della mia vacanza in Senegal lo scorso Gennaio, avevo il desiderio di conoscere almeno una realtà SOS africana. Il direttore di Saronno, Miro Fresc, ha contattato via mail la direttrice nazionale di SOS Senegal, che ha dato la sua massima disponibilità alla mia visita, aggiungendo di aver avuto a sua volta qualche anno fa l’occasione di visitare i progetti SOS Italia e di avere dei bellissimi ricordi. Ho scelto di visitare, per comodità, il Villaggio SOS della capitale Dakar, inaugurato dallo stesso Herman Gmeiner nel 1969 e completamente ristrutturato nel 2008.

Tiziana e un membro dello staff del Villaggio SOS di Dakar

Tiziana e un membro dello staff del Villaggio SOS di Dakar

Al mio arrivo al Villaggio SOS sono rimasta felicemente colpita dalla bella struttura. Una guardia all’ingresso che dispensa sorrisi a tutti mentre garantisce che il luogo sia sicuro. Un ampio cortile in gran parte ombreggiato da un baobab, simbolo del Senegal, dove immagino i bimbi possano trascorrere i loro pomeriggi. Il vice-direttore mi accompagna a visitare una casa tradizionale dove un’educatrice sta preparando il riso e mi porge la grande bacinella perché io provi a mescolare… Sorridiamo tutti della mia prestazione!! Nella stanza dei maschi spiccano i poster dei calciatori italiani.

Il villaggio sos dakar

Il Villaggio SOS di Dakar

I ragazzi erano a scuola, ma ho potuto comunque percepire quante attenzioni ci siano nei loro confronti per garantirgli un luogo accogliente, in una città ancora in via di sviluppo.

Il salone delle attività era ricco di lavoretti realizzati dai bambini, in gran parte con materiale riciclato e di qualche lavoretto proveniente da altri Villaggi SOS. Chiacchierando è emerso il desiderio e l’importanza di questi scambi.

Ci è stato offerto in dono il modellino di una bicicletta in metallo riciclato fatto dai ragazzi, un regalo che ho portato con orgoglio in Italia come simbolo di un’altra cultura, un altro modo di vivere che porta comunque lo stesso entusiasmo nell’occuparsi dei minori.

Tiziana

I modellini biciclette

I modellini biciclette

Esperienza di adozione con SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

Mi chiamo Stefania e ho avuto il piacere di conoscere Alessandro (un membro dello staff di SOS Villaggi dei Bambini) telefonicamente per via di un piccolo problema amministrativo. Da lì una parola dietro l’altra e così ho raccontato della mia esperienza di quando sono andata a conoscere Jonathan.

foto- figlia sponsor e Jonathan

Foto di Stefania Fasulo

Un giorno vedendo la pubblicità di Fiona May, ho pianto: era riuscita ad entrare nel mio cuore sensibilizzandomi sul grande problema della popolazione dei bambini.

Parlando con mia figlia Jessica abbiamo deciso di fare qualcosa, nel nostro piccolo, anzi piccolissimo: aiutare un bambino tramite SOS Villaggi dei Bambini. Così inizia la nostra esperienza.

Ci è stato assegnato un bambino di nome Jonathan Golding presso il villaggio di Barrett Town in Jamaica, abbiamo aspettato con ansia la prima lettera con la fotografia di Jonathan e non riesco a descrivere l’emozione che abbiamo provato mentre guardavamo la sua foto “..è lui … è Jonathan … emozione … famiglia!”

Da lì la decisione di andare in Jamaica a conoscerlo.

Fervono i preparativi, sappiamo benissimo che Jonathan condivide la casa con altri sette bambini, quindi ci organizziamo per portare qualcosa di utile per tutti, le nostre valigie contenevano quaderni, colori matite cappellini magliettine (con su scritto Italia, sono patriottica ahahaha) giocattolini e ovviamente NUTELLA.

Foto di Stefania Fasulo

Foto di Stefania Fasulo

Io non so parlare e scrivere in inglese così un mio amico si è offerto di organizzare la giornata per andare al villaggio contattando la direttrice, che si è subito messa a disposizione per organizzare l’incontro. A mia insaputa, avremmo incontrato Jonathan il 19 febbraio che è il giorno del mio compleanno.

Il giorno dell’incontro: 19 febbraio 2010 il giorno del mio 44° compleanno … non potevo ricevere regalo più bello!

Arriviamo al villaggio di Barrett Town accompagnate da una ragazza italiana (persona eccezionale) che vive ormai da anni in Jamaica con le sue bambine e si era offerta per farci arrivare senza problemi al villaggio. Qui, ci accoglie la direttrice che a sua volta ci accompagna nella  casa di Jonathan.

Nel tragitto io e mia figlia non parlavamo, ci guardavamo intorno per ammirare la bellezza che circondava le case famiglia, un parco, tutto in ordine, tutto pulito, tutto tranquillo animato solo dai colori e dalle voci dei bambini che giocavano.

Suoniamo alla porta, istanti dove la mente vaga in attesa di vivere quel momento, ci apre la porta un bambolotto che sapeva appena camminare con un sorriso più grande del suo viso, non lo dimenticherò mai, subito in braccio indicandomi tutti i bambini davanti a noi.

Ci stavano aspettando erano stati avvisati del nostro arrivo e loro come noi erano emozionati agitati nel conoscere persone che avevano fatto un lungo viaggio per loro. Sin da subito è stata una grande festa: tra baci e abbracci per un attimo avevo dimenticato lo scopo del viaggio “Jonathan”. Erano tutti figli miei! Che gioia! Tuttora piango per la felicita, piango mentre lo scrivo perché è veramente un’emozione GRANDE!

Ho riconosciuto Jonathan e, mentre lui si faceva avanti timidamente accompagnato dalla sua Mamma SOS, ci siamo presentati, d’istinto l’ho abbracciato per la gioia di tutto quello che mi circondava, bambini felici, accuditi puliti curati!

Foto di Stefania Fasulo

Foto di Stefania Fasulo

Dopo pochissimo tempo era come una festa tra vecchi amici, giochi foto (tante foto) che si divertivano a fare tutti. Alcune di queste foto le ho allegate all’email a conferma di quello che sto raccontando.

Abbiamo organizzato un nutella party e vedere i bambini titubanti nell’assaggiare per poi tuffarcisi è stato veramente comico. Abbiamo persino telefonato a casa mia a mia madre che voleva tanto sapere se ero riuscita a trovare Jonathan, gliel’ho passato e lui l’ha salutata dicendole “ciao nonna”, non sto a raccontarvi cosa è successo a casa di mia madre.

foto-respect

Foto di Stefania Fasulo

Le foto che vi invio parlano da sole: felicità gioia ed emozione di quei momenti. Siamo state tutto il pomeriggio con loro poi però è arrivato il momento di andare, non eravamo tristi perché avevamo incamerato tanta di quell’allegria gioia e felicità che ci siamo salutati con tranquillità, promettendoci che un giorno ci saremmo rincontrati.

Questo è il racconto della nostra esperienza meravigliosa che abbiamo messo nel bagaglio della memoria io e mia figlia Jessy.

La porteremo sempre con noi.

Ora cosa dire a Voi? Siete grandi … GRANDI per quello che riuscite a fare, l’impegno da parte Vs è la parte più difficile da mantenere, è facile versare una quota e sentirsi a posto con la coscienza: il difficile è fare in modo che i bambini abbiano tutto ciò che serve, e Voi ci riuscite.

foto-villaggio

Foto di Stefania Fasulo

Riuscite a dare loro una famiglia, un’istruzione e cure mediche. Posso garantire che i bambini che ho visto in Jamaica al di fuori del villaggio non hanno tutto questo. I bambini di Barrett Town sono fortunati ad avere SOS Villaggi dei Bambini, un’ associazione che pensa a tutto ciò di cui hanno bisogno … anche all’affetto che noi sponsor proviamo per loro.

Esperienza di adozione con SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

Desideriamo condividere la nostra esperienza al Villaggio SOS di Pune, in India,  dove ci siamo recati per conoscere il piccolo Nabee Nayab. Con il personale del Villaggio SOS, abbiamo concordato il giorno della visita. Quando siamo arrivati, Nabee era a scuola quindi un’incaricata ci ha fatto visitare il Villaggio SOS e in modo particolare la casa di Nabee. Siamo rimasti contenti nel vedere l’ordine, la pulizia e la cura delle case e del Villaggio SOS.

Incontrare Nabee è stato molto emozionante! Lo abbiamo aspettato al rientro da scuola e vederlo saltellare giù dallo scuola bus è stata una vera gioia! Con la sua divisa sembrava un piccolo ometto! Vederlo sereno e sorridente è stata la nostra maggior soddisfazione.

esperienza di adozione a distanza in india

Foto dall’archivio di SOS Villaggi dei Bambini Onlus

Gli è stata tradotta una piccola lettera che avevamo preparato, con la quale ci presentavamo e gli dicevamo che eravamo molto felici di conoscerlo. Dopo aver chiesto il permesso al personale del Villaggio SOS, gli abbiamo consegnato dei regali che avevamo per lui che, tutto contento ha voluto montare e far funzionare con noi le macchinine.

Nabee è un bambino socievole e affettuoso: porteremo sempre nel cuore i gesti, gli sguardi di quei momenti e la grande serenità di questo bimbo che ha trovato nel Villaggio SOS un ambiente familiare e sano in cui crescere e coltivare le proprie aspirazioni. Abbiamo fatto delle foto insieme e ci siamo salutati con un abbraccio.

La nostra esperienza con SOS Villaggi dei Bambini è più che mai positiva e senz’altro la consiglieremo ad amici che desiderano aiutare i bambini. Complimenti per il preziosissimo lavoro che svolgete per dare serenità, affetto e un futuro a questi bimbi.

Esperienza di adozione a distanza inviata da  Alessia e Marco Boni  alla nostra casella di posta.

Esperienza di adozione con SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

Nell’estate del 2009, Daniele, il più piccolo dei miei figli, partecipò a un campo di lavoro a Sarajevo. In quell’anno, a livello organizzativo, ci fu il primo contatto tra la mia parrocchia e il Villaggio SOS locale, ma già in quell’occasione i nostri ragazzi si diedero molto da fare per intrattenere i bambini ospitati da quella struttura.

Dopo quell’estate, gli scambi furono sempre più frequenti fino a diventare almeno tre all’anno. Si organizzavano viaggi umanitari (per trasporto generi di prima necessità e generi per l’igiene personale) in inverno e in primavera e campi di lavoro in estate, mentre in autunno si svolgevano delle “visite private”  (ovvero in gruppi di  due/tre/quattro famiglie).

Il nostro coinvolgimento totale a livello famigliare avvenne nell’estate 2010, quando Daniele ci convinse ad accogliere per tre settimane un ragazzino di nome Elvis proveniente dal Villaggio SOS di Sarajevo.

testimonianze di adozione a distanza

Il 2010 fu un anno molto particolare ed intenso per quanto riguarda i nostri rapporti con la Bosnia:  per la prima volta  stavamo ospitando un ragazzino, io avrei poi partecipato personalmente al campo di lavoro di quell’estate e proprio in quello stesso anno per la prima volta nell’orfanotrofio pubblico di Bjelave si organizzarono attività di intrattenimento per i bambini/ragazzi.

L’impatto con la città fu  emotivamente molto coinvolgente.  Come molti sapranno, i segni della guerra erano ancora ben presenti ed avendo avuto contatti anche con persone adulte  era impossibile non rendersi conto della tristezza di fondo e della rassegnazione  degli sguardi di grandi e piccini.

Il campo di lavoro, che dura circa 10 giorni, si svolge su quattro fronti:

  • Attività ricreativa presso il Villaggio SOS;
  • Attività ricreativa presso l’orfanotrofio pubblico di Bjelave;
  • Attività ricreativa presso il quartiere di Grbavica (dove alloggiavamo).
  • In questo contesto vengono coinvolti i ragazzi del quartiere, si formano squadre di calcio e si svolge una sorta di mini torneo.
  • Giro pacchi per consegna beni e pulizia delle case (specialmente nei confronti delle persone anziane)

Potete ben immaginare come, alla fine, si torni a Milano letteralmente stremati ma soddisfatti ed appagati con la sensazione di essere stati veramente utili per qualcosa e soprattutto per qualcuno. Io, personalmente, ho sempre svolto la mia attività presso il Villaggio SOS e presso l’orfanotrofio pubblico, anche se non ho mancato di occuparmi anche del “giro pacchi” che viene svolto a rotazione.

testimonianze di adozione a distanza 2016

Credo che per una persona non esista soddisfazione migliore che sentirsi porre, da bambini e  ragazzi, le seguenti e reiterate domande: “A che ora tornerete domani?”,  “Cosa faremo domani?”,  “Vi fermate a mangiare con noi?”,  “Sino a che ora resterete?” e “Quando tornerete a Milano?”. Quest’ultima domanda  mi veniva posta con apprensione ed in modo quasi ossessivo.

Sono certo che per  questi bambini il fatto che ci sia un gruppo di persone (la maggioranza molto giovani; io sono una delle eccezioni) che arrivi “da lontano” per intrattenerli e farli giocare, li faccia sentire molto importanti (e credo sia questo ciò di cui hanno bisogno).

Ora, io sto sostenendo Slaven (Elvis, infatti, in base alle regole del Villaggio SOS ha raggiunto i “limiti di età” per l’accoglienza) e penso che l‘adozione a distanza e l’accoglienza di un bambino presso la famiglia regali un senso di completezza e rinsaldi ulteriormente i rapporti con le persone (adulti, ragazzi o bambini) che si incontrano durante il proprio viaggio.

5 anni fa, per comprendere dal vivo la realtà di quella nazione e per capire come avremmo potuto contribuire  siamo andati in Bosnia.  Ora abbiamo molti amici in più e tenersi in contatto è più facile: infatti, la tecnologia in questo caso risulta una buona alleata.

Esperienza di adozione a distanza inviata da  Flavio Grassi alla nostra casella di posta.

Esperienza di adozione con SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

Eccomi dunque qui a scrivere della mia esperienza meravigliosa presso il Villaggio SOS di Jakarta.

Come d’accordi con la sig.ra Rahsu che mi ha aiutato nella logistica, sono stata accolta da Mrs Voni che è venuta addirittura a prendermi in hotel per portarmi presso il villaggio che si trova un po’ fuori città. Con lei c’era uno degli insegnanti della scuola, un gentiluomo molto cortese. Si sono dimostrati entrambi entusiasti della mia visita e mi hanno chiesto della mia vita in Italia, del mio lavoro e della mia situazione in generale. Il viaggio in macchina di quasi un’ora è stato molto piacevole e, come può immaginare, io ero molto ansiosa e piena di gioia per l’attesa di vedere la piccola Tisa e la sua casa.

Da subito sono stata colpita dalla bellezza e dalla cura con cui è tenuto il Villaggio SOS. Erba verdissima, prati splendidi, fiori dai colori cangianti (tipici dell’Indonesia, comunque) hanno accolto il nostro ingresso in auto all’interno del villaggio. Casette basse e dalle grandi finestre segnavano il passaggio attraverso questo grande parco. L’ora era di punta – poco dopo mezzogiorno – e il sole batteva a picco per cui vi erano pochi bambini fuori a giocare (solo 2) poiché sarebbero usciti più tardi, dalle 17 in poi, quando l’aria sarebbe stata più fresca.

esperienze di adozione a distanza

Foto dall’archivio di SOS Villaggi dei Bambini Indonesia

La casa di Tisa era la numero 3 e Mrs Voni mi ha fatto entrare. Sono stata accolta da un’aria festante e dalla ‘Mamma’ di casa (l’educatrice residenziale che si occupa dei bimbi), una signora sorridente e accogliente che subito mi ha messo a mio agio. Tisa è la più piccola dei bambini accolti lì. Vi sono poi tre ragazze, un bambino (fratello di Tisa) e Tisa stessa. Mi hanno mostrato le loro camere da letto, parte del giardino e mi hanno raccontato un po’ della loro vita, partendo dai racconti delle loro giornate tipiche. È stato molto arricchente. Tisa è una bambina molto vivace, attiva e socievole.

Da Mrs Voni sono venuta poi a sapere che la Mamma SOS ha ora finito il suo lavoro presso il Villaggio SOS e dopo l’estate sarà sostituita da una nuova educatrice residenziale che si prenderà cura di questi bambini. Ho potuto quindi apprendere già dai loro occhi la tristezza e un velo di preoccupazione per il grande cambiamento che li coinvolgerà più tardi quest’anno… ma con la speranza e la certezza che la nuova persona sarà altrettanto in gamba e affettuosa. La signora stessa mi ha commosso mentre mi raccontava che aveva visto nascere alcune di quelle bambine e che lei fu una delle prime educatrici lì al villaggio. Essendo lei cattolica, le bambine sono cresciute cattoliche, mentre nelle case vicine c’erano bimbi buddhisti (mi pare) e musulmani (sicuramente). Ho quindi apprezzato la tolleranza, l’apertura mentale e la solidarietà con cui cresceranno queste bambine, da sempre abituate alla multi confessione. È qualcosa di molto importante e arricchente; mi ha colpito molto, specie di questi tempi in cui il resto del mondo pare dimenticarsene tra guerre e conflitti.

Abbiamo fatto varie foto insieme, abbiamo giocato e condiviso la merenda a base di cibi locali che le bambine non hanno mancato di offrirmi e farmi assaggiare!

È stata dunque un’esperienza molto bella e impattante, Vi ringrazio tanto per avermi permesso di viverla e di andare a visitare un centro così ben organizzato dove i bimbi sono accolti in un ambiente pacifico, allegro, di crescita e amicizia.

Ho visto che Tisa è una bimba molto attiva, piena di vita, gioiosa, aperta e socievole. È ancora piccola e con una lunga vita davanti. Quello che vorrei chiederve con il cuore in mano è se io possa adottare a distanza anche la piccola Visian della sua casa. Ho già parlato con Mrs Voni e con Kirah del centro di Jakarta, ma ora ovviamente è il caso che ne parli anche con voi qui in Italia. Il mio sogno sarebbe di sostenerle tutte, ovvio, anche Rakla insieme ad Tisa e Visian.

Storie di adozione a distanza Indonesia

Foto dal Villaggio SOS di Jakarta.

Quello che mi ha colpito in Visian è che ha 13 anni (o 12 circa), e non sorride. È molto seria e parla poco. Mi hanno detto che ha sempre diffidenza e si chiude facilmente. Alla fine del pomeriggio, invece, non solo mi sorrideva, ma addirittura si lasciava abbracciare – all’inizio evitava il contatto fisico – e mi ha chiesto quando sarei tornata. Mi ha salutata dicendo di essere stata felice che fossi stata a trovarla. Mi ha letteralmente preso il cuore. Ha degli occhi incantevoli, che chiedono affetto e amore. Ora, lo so che tutti i bambini del Villaggio SOS hanno bisogno di cure e avrebbero bisogno di una famiglia vera – intesa con due genitori – ma visto che non si può avere, almeno che possano vivere al meglio accolti e custoditi nel Villaggio SOS. La storia e la persona di Visian mi hanno colpito moltissimo e mi porto i suoi occhioni nel cuore da quel pomeriggio del 12 aprile. Sono sicura che Tisa abbia ancora la possibilità di trovare una famiglia, è ancora così piccola, che sono certa potrà trovare aiuti nella sua vita.

Quello che vi chiedo gentilmente è di poter adottare a distanza anche la piccola Visian, se possibile. Come detto a Mrs Voni e Kirah, il mio desiderio sarebbe di adottarle a distanza tutte e tre: Tisa, Visian e Rakla. Purtroppo, al momento ciò non è possibile, allora vorrei prendermi cura della piccola Visian. Mi ha letteralmente catturato il cuore e vorrei poterla adottare a distanza personalmente. In futuro – spero a breve – mi piacerebbe allargare poi il mio sostegno anche alle altre, non appena possibile.

In attesa del mio prossimo viaggio in Indonesia manterrò il ricordo splendido di questa lunga visita di aprile 2013 e dell’occasione che mi avete donato. Sono innamorata dell’Indonesia, terra dai paesaggi mozzafiato e persone indimenticabili. Ho la fortuna di poterci andare almeno una volta l’anno per motivi professionali e spero che questo possa essere d’ora in poi anche l’occasione per incontrare Tisa, Visian e Rakla!

Esperienza di adozione a distanza inviata da Lisa alla nostra casella di posta.

Esperienza di adozione con SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

Mio marito ed Io abbiamo adottato un bambino a distanza tramite SOS Villaggi dei Bambini Italia, nel Natale 2010, un bambino dell’Europa dell’Est, dopo che i suoi genitori non riuscendo a provvedere sostento ed educazione per lui, lo hanno affidato a SOS Villaggi dei Bambini in Albania.  Nello scorso Natale 2011, alle porte di una crisi economia, ho detto a mio marito che rinunciavo al mio regalo di Natale da parte sua, con la condizione di adottare un altro bambino da SOS Villaggi dei Bambini Italia, sapendo che ci sarebbero tante famiglie e bambini in difficoltà economica, ho pensato che sarebbe meglio aiutare un bambino in bisogno.

E così abbiamo adottato un bambino del continente Africano, che purtroppo era rimasto orfano. Seguiamo con gioia le comunicazioni da parte della famiglia del Villaggio dei Bambini in Albania e Ruanda, che si prendono cura di loro. Anche se il nostro contributo è soltanto una goccia nell’oceano, siamo molto orgogliosi e felici per il futuro di questi bambini.

Esperienza di adozione a distanza inviata da Lina e Massimo alla nostra casella di posta.

Esperienza Adozioni a Distanza

Foto dall’archivio di SOS Villaggi dei Bambini Onlus

Esperienza di adozione con SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

L’esperienza del Villaggio SOS è bene impressa nella mia mente, era il 27 marzo ed ero arrivata da un solo giorno ad Amman… quel giorno con la famiglia siamo andati al villaggio dove la bambina che ho adottato vive.

Appena ho visto il villaggio e l’insegna il mio cuore ha cominciato a battere all’impazzata, prima abbiamo incontrato la responsabile delle adozioni a distanza che ci ha spiegato come vivono i bambini, cosa fanno e come è strutturato il villaggio, poi mi ha chiesto se ero pronta a vedere la bambina , non si è mai pronti davvero a questi incontri, ma ho fatto un respiro e siamo andati…

Appena raggiunta la casa i bambini facevano capolino per vedere quando arrivavamo, siamo entrati e la felicità e l’emozione che ho provato non sono descrivibili, non parliamo la stessa lingua perchè io non parlo arabo e lei non parla inglese, ma ci siamo abbracciate, abbiamo sorriso e dopo ci siamo messi a sedere tutti insieme.

La mamma sos che vive con questi bambini…. dio mio se voi avreste potuto vedere il suo viso, il suo sorriso, sprizzava amore da tutte le cellule del suo corpo e i bambini si vedeva che erano felici con lei.le mamme sos non sono sposate, vivono con loro 24 ore al giorno, come una vera mamma, aiutano a fare i compiti e anche come si sistema la casa, tutte cose che sono importanti per farli diventare adulti responsabili.

Avevamo portato dei regali per lei ma anche per tutti gli altri bambini così che non si sentissero esclusi: colori, album per disegnare, stampini, figurine e mio figlio piccolo si è messo a giocare con loro, non parlavano la stessa lingua ma che importa??? è il linguaggio dei bambini che parlava  , ci hanno messo 3 minuti per capire come funzionavano  i giochi e si sono messi a giocare come se si conoscessero da una vita!!!

La mia bambina palestinese era un pò timida , perchè sapeva che i regali che avevamo portato erano espressamente fatti per lei , ma piano piano ha cominciato a raccontarci cosa le piace fare, come va a scuola, e come si svolge la sua giornata tipo.

Io non avrei mai immaginato di vivere un’emozione così forte, e ringrazio dio di avermi fatto incontrare il sos, è stata un’esperienza che ci ha arricchite entrambe , io so che lei è felice li, e sono bene cosa vuol dire perdere i genitori, e lei sa che in italia c’è una famiglia che la ama.

Spero di poter andare di nuovo da lei , come volontaria forse , chissà per monitorare la sua crescita , e invito tutti ma proprio tutti a non avere paura di adottare un bambino, perchè ci sono associazioni serie , che amano davvero questi bambini quindi : w i bambini e viva SOS Villaggi dei Bambini!!!!

Esperienza di adozione a distanza inviata da Francesca alla nostra casella di posta.

Esperienze e storie di Adozione a distanza

Foto dall’archivio di SOS Villaggi dei Bambini Onlus

Esperienza di adozione con SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

Da “I colori dell’Africa”, diario di viaggio redatto da Lucia Grugnetti

12 novembre. Alle 9.30 arrivano a prenderci Tezera e Tsegaye. Direzione, il Villaggio SOS di Awassa in Etiopia. Guardie private all’entrata che ci chiedono di presentarci. Ottemperiamo, ho anche la lettera della responsabile nazionale. Si entra in un bel giardino e ci viene incontro, chiamata dalle guardie, una ragazzina dall’aria molto sveglia. Le mostriamo la foto di Manue Eya e lei dice “E’ mio fratello”. Non sapevamo avesse una sorella. Arriva una dozzina di ragazzine carine e ben vestite e tutte in grado di parlare inglese come quasi sempre in questo paese. Ci dicono che le “mammas” sono uscite per andare a trovare alcuni bambini in ospedale. E si avvicina timidamente un ragazzino che le ragazzine ci indicano essere colui che cerchiamo. E’ timidissimo e all’inizio non alza gli occhi da terra.

Poi pian pianino si scioglie e fa un bel sorriso. Si avvicina un adulto e si presenta. E’ un insegnante della scuola che si trova qui e che prepara i ragazzini migliori per la scuola internazionale che permetterà, fra l’altro, l’accesso all’università. I bambini e ragazzi di questo Villaggio SOS, in effetti, vanno alla scuola pubblica e solo alcuni frequentano anche, di sabato, questa scuola per i migliori. Le “mammas” saranno qui più tardi e prendiamo appuntamento per le 15.

Arrivano le 15 e pieni di emozione andiamo tutti e quattro al Villaggio SOS per l’incontro ufficiale. Ora le guardie ci conoscono e ci aprono subito il cancello. Un po’ di attesa e vediamo arrivare una giovane donna sorridente: è la “mamma” della “famiglia” di Manue. E’ così che lei spiega in amarico a Tezera. Lei parla poco l’inglese. Ci incamminiamo e arriviamo ad una casa, fra le varie, tutte ad un piano, dalla quale esce Manue per venirci incontro. Sembra un po’ meno intimorito. Entriamo e veniamo accolti da altri bambini e bambine. Si respira un’atmosfera serena.

Ci viene spiegato che in questo Villaggio SOS, in ogni casa, ci sono una “mamma” e dieci bambini che vengono considerati tutti fratelli e sorelle. Capisco ora che la ragazzina, che pensavo sorella “di sangue” di Manue e che avevamo visto per prima stamattina, è sua sorella nel senso precedente. C’è però anche il fratello “di sangue” di Manue.

Uno dei bambini, Wael, sveglio, aperto e molto simpatico, ci conduce a visitare la casa, dandoci spiegazioni in un ottimo inglese. Siamo in  salotto, poi c’è la sala da pranzo, seguita dalla cucina. Quando si imbocca il corridoio per andare nella zona notte, si incontra dapprima la stanza della “mamma” con anche il lettino dell’ultimo arrivato, un bimbo di 11 mesi, con occhi magnifici che viene portato in braccio dalla “sorella” di cui ho detto. Poi, da un lato, le stanze da bagno delle bambine e più avanti quelle dei bambini. Sull’altro lato le stanze degli uni e delle altre con i letti a castello.

Tutto in perfetto ordine e Wael dà spiegazioni, molto soddisfatto e mostra anche i vari quaderni. Nel frattempo la mamma ha preparato il caffé e vengono serviti biscotti fatti in casa e, come sempre nella cerimonia del caffé, i popcorn. Quando offriamo i regalini che abbiamo portato, il salone si anima. In particolare con i puzzles in legno che i bambini cercano subito di ricomporre. Che atmosfera, che ambiente festoso e composto al contempo.

Ci sentiamo come nonni felici e commossi. E sono particolarmente e positivamente colpiti anche Tezera e Tsegaye. Manue si scioglie ancora di più e d’improvviso dimentica la sua timidezza e mi fa un gran sorriso. Wael monopolizza François e i due se la intendono a meraviglia. Il piccolino si è addormentato ed è stato messo nel suo lettino. La dolcissima “mamma” guarda fiera i suoi “figli”. Di famiglie di questo tipo ve ne sono 15. Ognuna con la propria casa, tutte immerse in un grande e bel giardino. Non ci aspettavamo tanto e siamo felici che questi bambini vivano una vita “normale” e confortevole. Stanno in famiglia fino al compimento dei 14 anni, poi lasciano la famiglia e vivono in case solo femminili o solo maschili.

Tutto ciò viene spiegato in amarico dalla mamma a Tezera che poi traduce in inglese. Quando arriva il momento di lasciarli, siamo commossi e gli abbracci si sprecano;   la mamma, Manue, Wael e la “sorella” che ci era venuta incontro, ci accompagnano fino alla macchina. L’intensità di questo incontro è tale che mi sento al contempo felice e stanca. Mi ha preso una sorta di spossatezza.

Esperienza di adozione a distanza inviata da Lucia alla nostra casella di posta.

Storie di adozione a distanza

Foto dall’archivio di SOS Villaggi dei Bambini Onlus

Esperienza di adozione con Caritas di Parma in contatto diretto con i missionari del Pime

La letterina ricevuta da un sostenitore a distanza:

Sono Buba e sono molto contenta di aver avuto la possibilità di scrivervi questa lettera. Come state? Io sto bene. Sono qui nella missione di Lampang da due anni e, oltre a studiare, lavoro e aiuto il Padre e la suora. Sono tanto contenta anche perché qui ho tante amiche, tutte gentili con me.

Sono felice di studiare la religione cattolica e mi sto preparando per ricevere il Battesimo e la prima Comunione. Adesso per un periodo di un anno ritornerò al villaggio sui monti e aiuterò i bambini. Il prossimo anno sarò libera e se avessi la possibilità mi piacerebbe tanto andare all’università e diventare un’insegnante, così un domani potrei insegnare ai bambini sui monti. Questo è però solo un sogno, ma insegnare mi piacerebbe proprio tanto.

Sono molto triste quando ho saputo che tu papà stai male e sei molto malato. Pregherò per te, perché ogni giorno Dio ti protegga. Vorrei tanto che tu stessi bene e che la tua vita fosse felice.

Anche se non ci siamo ancora mai conosciuti, mamma e papà io vi amo tanto e vi penso sempre e prego per voi. Non potrò mai dimenticare tutto quello che mi avete dato. Siete nel mio cuore e non finirò mai di ringraziarvi. Io vi penso sempre

La lettera di Buba, una esperienza di adozione a distanza inviata da Claudio alla nostra casella di posta.

Esperienza di adozione con SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

Arriva sempre il momento in cui si accetta di essere diventati adulti. Non arriva quasi mai ai diciotto anni. Non arriva per forza quando prendi casa da solo o quando inizi ad avere uno stipendio. Non arriva nemmeno con una grande batosta. Accetti di essere diventato adulto quando scegli consapevolmente di prenderti una responsabilità che è solo tua. In questi giorni ho scelto di sostenere un bimbo a distanza. E’ la prima volta che decido di dedicarmi a qualcosa di concreto e ne sono immensamente orgogliosa.

E’ vero quello che si dice: fare del bene ad un’altra persona fa star bene anche noi.
E non c’è niente di male in questo, anzi. L’idea di iniziare un percorso duraturo con un bimbo mi riempie il cuore. Non conosco ancora il suo nome, se è maschio o femmina, e nemmeno in che paese vive. Ho 27 anni e lo dico sempre, sono una ragazza fortunata: da oggi un po’ della mia fortuna arriverà anche a qualcun altro che ne ha bisogno sul serio. Ho preso un impegno concreto verso il bimbo che tra qualche giorno mi assegneranno e voglio farlo sapere a tutti. Perché non è un vanto, ma una gioia vera. E come tutte le cose così intense e belle, va condivisa a più non posso con tutti.

Alice Avallone
Qui trovate un articolo di Alice sull’adozione a distanza

Esempi di adozione a distanza

Foto dall’archivio di SOS Villaggi dei Bambini Onlus

Esperienza di adozione con SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

E’ con grande soddisfazione che posso dire di essere l’uomo + felice su questa terra.

E’ cominciata oggi la mia terza adozione a distanza e non vedo l’ora di ricevere la relazione e la prima fotografia di questo fanciullo/a, l’emozione e la ricchezza del cuore che di giorno in giorno aumenta, il sapere che un piccolino potrà ricevere cure mediche,istruzione,imparare un lavoro! questo e tanto altro mi hanno nuovamente rinnovato sia come cristiano prima e come persona poi.

Quando si avvicina il natale vorresti essere con loro, quando sono ammalati vorresti essere con loro ed accarezzarli, quando sono felici vorresti essere con loro per condividere le loro emozioni, ma pur sapendo che sei lontano, il tuo cuore e’ sempre vicino a loro perché  so’ che accanto a loro c’e’ questa associazione/famiglia con operatori che hanno un unico obiettivo il bene dei bambini!!!!!!  e questo mi aiuta a sopperire ai numerosi dubbi che intervengono durante la scelta.

Sono io quindi che ringrazio loro e tutti coloro i quali si stanno apprestando alla lettura di queste parole.La spinta per questo passo deve essere fatta con amore,riflettendo e guardando di tanto in tanto il superfluo che ci circonda e come sapete ne siamo pieni. L’adozione di un bambino equivale ad evitare un caffè al giorno al bar pensateci bene, equivale a evitare di comprare il millesimo giocattolo al proprio bambino, equivale inoltre e soprattutto e lo sottolineo ad amare chi e’ più debole,chi non può permettersi un tozzo di pane, una visita medica o l’istruzione, diritti che nel ns ordinamento sono acquisiti solo con il fatto di vivere.

Il mio invito e concludendo il mio augurio e’ che anche se queste sono parole povere VI inviteranno a riflettere quanto e’ importante questo piccolo gesto, quanta umanità nel VS impegno e che la VS ricompensa sara’ sicuramente maggiore perché sarete da quel momento persone speciali, nuove, rinnovate, che conosceranno o rafforzeranno il significato dell’amore

Prendo quindi l’occasione e concludo nel ringraziarVI per la VS attenzione e un abbraccio particolare a questa associazione perché la sua struttura e le sue funzioni sono dettate dall’amore e dalla pace e che credetemi cominciano proprio con gesti come questi e non con i soliti fiumi di parole .

In fede
Emanuele

Esperienza di adozione a distanza inviata da Emanuele Mingarti alla nostra casella di posta.

Bambini-Sos-Villaggi

Immagini da archivio foto di SOS Villaggio dei Bambini – ONLUS

Esperienza di adozione con SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

Ciao, mi chiamo Marta e da quasi due anni ho adottato, insieme ad altre persone, Sany che a settembre ha compiuto due anni.

Quando ho ricevuto la sua foto era una bambina di pochi mesi con dei vestiti troppo grandi per lei, ma era bellissima e guardandola ho detto “benvenuta a casa” anche se sapevo che forse non l’avrei mai vista.
Comunque la sua foto è in cucina, il luogo più intimo di una casa dicono, ed è come se lei fosse con me.  Dalle lettere ho appreso che Sany ha la mamma accanto a lei e questo mi ha riempito di felicità perchè nulla può sostituire un bacio della mamma.
Alle volte mi chiedo se Sany esiste davvero, se magari la sua foto non è stata inviata a tante altre persone come me, ma i dubbi durano un attimo.

Perchè tutti i bambini in difficoltà nel mondo hanno diritto a ricevere affetto e il nostro aiuto. Ciò che importa è che il nostro sostegno arrivi.

Esperienza di adozione a distanza precedentemente pubblicata su sositalia.it

Bambini SOS

Immagini da archivio foto di SOS Villaggio dei Bambini – ONLUS

Esperienza di adozione con SOS Villaggi dei Bambini ONLUS

Ho conosciuto Gennadij 5 anni fa, proprio al Campo estivo di Caldonazzo. Gennadij vive nel Villaggio SOS di Borowliany, vicino a Minsk in Bielorussia. Mi sono affezionata subito a questo ragazzino timido e biondo e sono tornata a riabbracciarlo quest’estate, con la cara Marina Tomasoni, sempre qui a Caldo.

L’ho riconosciuto subito, anche se oramai è un adolescente, ma sempre con il suo timido sorriso sul volto: baci e abbracci e scambio di doni e poi chiacchiere. L’insegnante di danza Yulja Pluschay e la pedagogista Zhenya Pron, che seguivano il gruppo di ragazzi, mi hanno raccontato dei suoi studi e delle attività extrascolastiche: sport, danza, ecc.. Ho potuto felicemente constatare l’impegno e l’entusiasmo con cui i ragazzi vengono seguiti e la costante ricerca di sviluppare i talenti di ognuno.

Chiacchierando il tempo è volato e “dulcis in fundo” Gennadij ci ha regalato, con la sua partner, un saggio di danza. Davvero bravi tutti e due! Se son rose… Augurando al mio Gennadij ogni bene per il prossimo futuro, abbraccio idealmente anche tutti gli altri ragazzi perchè il loro sorriso mi ha riempito il cuore e dico … arrivederci

zia Janet

Esperienza di adozione a distanza precedentemente pubblicata su sositalia.it

Adozione a distanza

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Articolo scritto da il .

2 Responses

  1. oriella scrive:

    io ho vorrei adottare il bambino che si chiama Abraham ha 8 anni e in Lusaka e vorrei adottarlo?

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